Il Consenso Informato dopo la Legge 219/2017

Spunti di riflessione dal convegno sul consenso informato nella pratica medica: obbligo burocratico, strumento di tutela del paziente o parte integrante della cura?

Il modulo di consenso informato è uno di quei documenti che può riguardare il lavoro del traduttore e che ha importanti risvolti sia nella relazione di cura tra medico e paziente, sia sotto il profilo delle responsabilità legali che possono derivare dalla sua inadeguatezza. Di questo si è parlato in modo approfondito nel convegno tenutosi presso l’auditorium della Provincia di Treviso lo scorso 27 settembre, organizzato da APF in collaborazione con l’Ordine dei Medici, l’ULSS 2 Marca Trevigianae l’Ordine degli Avvocati di Treviso, una preziosa occasione di confronto e reciproco arricchimento per entrambe le categorie.

Il tema è infatti delicato e ricco di implicazioni sia sul piano medico che legale, come sottolineato dall’Avv. Miotto, tra i responsabili del convegno, che nel suo intervento chiaro e ben strutturato, ha illustrato gli aspetti fondamentali del consenso informato (forma, prova, contenuti), evidenziando che quello che è ancora visto da molti come un atto essenzialmente burocratico, è invece originariamente concepito dal Legislatore come strumento di tutela dei diritti e della dignità del paziente.

Numerosi gli interrogativi aperti dai vari relatori, che hanno sottolineato le numerose criticità connesse all’applicazione della nuova legge e rimarcato come quest’ultima intenda il consenso informato come una prestazione dovuta e non accessoria, ovvero parte integrante del processo di cura.

Dal punto di vista del linguista che si trova a dover tradurre un modulo di consenso informato, va senz’altro tenuto a mente che il documento deve dare spiegazioni chiare e dettagliate, ma allo stesso tempo comprensibili e adeguate alle conoscenze del paziente. Di conseguenza, sia il contenuto che il linguaggio utilizzato dovrebbero idealmente essere il più possibile personalizzati, per fornire al paziente le informazioni opportune che gli consentiranno di prendere una decisione consapevole nella sua specifica situazione.

A questo proposito è apparso particolarmente interessante il punto di vista espresso dal Dott. Doroldi che, da direttore di un importante reparto di Medicina Interna, si trova giornalmente a confrontarsi sia con colleghi medici che con pazienti, in situazioni cariche di implicazioni emotive. Poiché dentro ad ogni parola-chiave del consenso informato (si pensi a diagnosi, prognosi, trattamento) sono racchiuse esperienze significative e coinvolgenti, si può senz’altro affermare, citando le parole della linguista ed ex paziente Lucia Fontanella, che “l’informazione va affrontata con la stessa precisione con cui si predispone una terapia”.