CoViD-19: perché la massima prudenza è d’obbligo (e dove reperire informazioni affidabili)

In questa situazione di emergenza sanitaria e sociale mi illudevo di appartenere in un certo senso ad una categoria privilegiata, in quanto traduttrice medico-scientifica. Speravo che la curiosità verso le scoperte internazionali in campo medico e l’atteggiamento intellettualmente rispettoso della cultura e metodologia scientifica mi potessero portare qualche beneficio anche in tempi di pandemia da Coronavirus.

Certo non è da sottovalutare l’immunità acquisita, concedetemi il termine, nei confronti di fake news imbarazzanti e improbabili tesi complottiste, ma lo sguardo analitico e rigoroso può avere anche i suoi svantaggi. Nelle prime settimane in cui ci giungevano le notizie del primo focolaio in Cina, non mi ha mai abbandonata il dubbio che tali dati non fossero del tutto attendibili, al pari di quelli che ci arrivano oggi da altri stati che non brillano per democrazia e trasparenza.

La situazione in Italia è fortunatamente diversa da questo punto di vista, e la cosa è francamente rassicurante. Nell’ottica di comprendere meglio ciò che ci stava accadendo, ho iniziato quindi ad informarmi, oltre che attingendo dalle fonti istituzionali, ascoltando i fatti direttamente da persone competenti in materia, ovvero in primis medici e ricercatori attivamente coinvolti nella lotta contro il Sars-CoV-2. Ottimo, direte voi. E invece non proprio, e vi spiego perché.

Tanto per cominciare, ammetto di essermi lasciata inizialmente influenzare dall’ingiustificato ottimismo della Dott.ssa Maria Rita Gismondo (virologa dell’Ospedale Sacco di Milano) che intorno al 20 febbraio, certamente in base ai pochi dati disponibili al momento e sull’onda dell’emotività, era convinta che vi fosse un allarmismo ingiustificato e che stessimo scambiando per pandemia un’infezione “appena più seria di un’influenza” (vedi qui l’articolo del Sole 24 Ore). Purtroppo si sbagliava.

In più, eravamo già nel mezzo di una inarrestabile infodemia (“infodemic”) o sovrabbondanza di informazioni, da cui l’OMS ci aveva messi in guardia già dai primi di febbraio. Nella ricerca di fonti affidabili, ho iniziato quindi a consultare periodicamente il sito del Ministero della Salute e quello della Protezione Civile, con le loro impietose tabelle e proiezioni continuamente aggiornate. Nell’incertezza generale, almeno i numeri mi sembravano restituire un’oggettività in qualche modo rassicurante.

L’illusione si è definitivamente spezzata pochi giorni fa, quando mi sono imbattuta in un’intervista al Prof. Andrea Crisanti (direttore dell’unità di microbiologia e virologia dell’ospedale di Padova), che affermava perentorio che i dati dei soggetti positivi al nuovo Coronavirus sono largamente inattendibili, in quanto ovviamente dipendenti dal numero di tamponi effettuati, con l’aggravante di politiche locali tra loro non allineate. Dati più certi sembrerebbero essere il numero dei decessi da un lato e il tasso di mortalità dall’altro. Quest’ultimo, secondo il Prof. Crisanti e non solo, si attesterebbe attorno al 3%, percentuale che appare però più ipotetica che reale, risentendo anch’essa della mancanza di dati statistici più ampi e rappresentativi. Inoltre anche il numero dei decessi parrebbe sottostimato, in quanto molte persone decedute al di fuori delle strutture ospedaliere e con sintomi compatibili con CoViD-19 non sono state sottoposte a tampone, come ha ammesso lo stesso sindaco di Bergamo pochi giorni fa.

A questo punto, nella solitudine del mio studio e consapevole di trovarmi comunque in una condizione privilegiata di salute, non posso che prendere atto di tutte le informazioni destabilizzanti raccolte in un contesto mondiale anch’esso incerto, e mi rendo conto che è proprio l’incertezza, ancor più della limitazione della libertà personale, ciò che sembra pesare di più in questo momento. Appare dunque quanto mai necessario un atteggiamento di massima prudenza sia nei comportamenti individuali e collettivi, sia nella lettura e diffusione delle notizie e in particolare dei numeri disponibili riguardo alla pandemia in corso. Concludo però con una nota positiva: mi rincuora la certezza che nel frattempo la comunità scientifica sta compiendo i massimi sforzi per dare un impulso alla ricerca sul nuovo virus, come testimoniano i corposi database consultabili (sul nuovo CORD-19 di Semantic Scholar e sull’apposita sezione del sito dell’OMS ad esempio), e sono fiduciosa che riuscirà ad identificare un farmaco efficace e soprattutto un vaccino, che segnerebbe il vero punto di svolta nella lotta contro il Sars-CoV-2.

Tra le risorse utili per reperire informazioni affidabili sulla ricerca in corso suggerisco anche:

Special Collection on Coronavirus della Cochrane Library

Sezione dedicata del British Medical Journal (The MBJ)

Piattaforma dedicata di Springer Nature

sezione COVID-19 del New England Journal of Medicine